Venerdì della II settimana di Quaresima
Mt 21, 33-43.45-46
“capirono che parlava di loro”
Oggi la liturgia ci offre la parabola dei vignaioli omicidi, uomini che presi dalla bramosia di impossessarsi della terra che gli era stata affittata, arrivano ad uccidere il figlio del proprietario. Una parafrasi di quello che stava accadendo, coloro a cui era stata affidata la cura spirituale del popolo di Dio si atteggiavano da padroni e avrebbero presto rifiutato il Figlio di Dio appendendolo alla croce. Ma il Signore sa che arrivare a toccare le coscienze di chi ascolta non è impresa facile, abbiamo difese molto forti prima di riconoscere i nostri errori, le nostre logiche negative. Le mura che proteggono la necessità di percepirci ineccepibili sono alte, vari strati di cultura, di giustificazioni, di principi, di orgoglio, di carenze personali non affrontate ci ostacolano nell’ammettere la verità. Spesso è solo quando si avvertire il dolore causato a chi si vuol bene che si incrinano questi muri e possono crollare. Gesù parla in parabole per aggirare queste difese, sa che ci è più facile vedere il male negli altri che in noi, siamo veloci nel giudicare le situazioni esterne… Fa meno male! Ma i racconti ci aiutano a immedesimarci e possono trovare il canale per aprirci gli occhi su noi stessi come accaduto agli interlocutori del Signore. Poi rimane a ciascuno il compito di agire cambiando oppure possiamo ulteriormente rifiutare di ammettere la verità. Ma vi è anche una logica divina che si muove nelle trame del mondo e che porta a valorizzare quello che come uomini potremmo scartare… “La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi” . Lasciamoci custodire da questo versetto della scrittura per scoprire qualche tesoro in quegli aspetti della nostra esistenza che invece vorremmo non ci fossero

Giovedì della II settimana di Quaresima
Lc 16,19-31
“ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”
La conclusione della parabola del povero Lazzaro e dell’uomo ricco è un dialogo tra quest’ ultimo e Abramo nel quale il ricco chiede che Lazzaro sia mandato a convertire i suoi fratelli i quali evidentemente erano “disattenti” ai poveri come lo era stato lui. Ma perché vedere un segno simile avrebbe potuto alimentare la carità verso i fratelli? È così evidente? È la paura dell’ inferno che ci rende più capaci di prossimità, di attenzione sincera, gratuita o alimenterebbe una vita magari ligia, ma timorosa, quasi oppressa? Nella parabola Abramo ribadisce che se non si crede alla scrittura neppure se si vedesse un risorto ci si convertirebbe…. Sono parole forti, ma belle! Perché il Padre ci accompagna nella libertà, tramite un ascolto serio della sua Parola di vita, offrendoci la possibilità di autentiche conversioni motivate dalla verità dell’annuncio che risuona in noi grazie allo Spirito. La carità non ha finzioni né secondi fini perché è il modo di Amare di Dio, perché l’amore basta a sé stesso… E noi come figli, in mezzo alle ingarbugliate vicende del nostro cuore, intuiamo la bellezza dei gesti gratuiti di carità pur riconoscendo che tante sono le attese di gratificazione che spesso nutriamo.

Mercoledì della II settimana di Quaresima
Mt 20,17-28
“Che cosa vuoi?”
È la domanda che Gesù pone alla mamma di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, coloro che assistettero con Pietro alla trasfigurazione del Signore. La donna si è presentata per perorare la loro carriera, per sistemarli in posti di preminenza in quello che pareva poter essere un nuovo regno. E questo dialogo avviene dopo che Gesù ha annunciato per la terza volta la.sua passione! Eppure dalla nube sul Tabor la voce disse “ascoltatelo!”. Ma dobbiamo riconoscerlo, non è facile ascoltare…
Quello che Gesù stava proponendo con la sua vita ricca di segni, parole, gesti e incontri aveva un suo fascino per i discepoli, ma saper coglierne le motivazioni e avvertire che indica una strada, un percorso di vita, di fede che mi riguarda e con convinzione aderirvi sono passaggi tutt’altro che scontati e automatici. E in fondo è anche lecito e comprensibile che occorra tempo per un vero cambiamento, per un’adesione convinta. Quante volte abbiamo ribadito ad altri o ci sono state dette le medesime affermazioni prima che fossero comprese! Gesù lo sa e non rimprovera né la madre né i due discepoli, ma coglie l’occasione per rilanciare la priorità del servizio sul desiderio di dominio, del voler bene su quella dell’essere temuti… Ma il cammino della nostra vita sarà continuamente un rielaborare quello che ascoltiamo e che avvertiamo significativo. È importante rimane aperti e desiderosi di verità e di bene. Nutrirsi dell’ascolto della Parola di Dio e praticare la giustizia e la fraternità. Il Signore provvederà a toccare il nostro cuore e a offrirci spunti per convertirci e crescere nel bene.

Martedì della II settimana di Quaresima
Mt 23,1-12
“Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo”
Gesù mette in guardia dall’esaltare la figura degli scribi e dei farisei in quanto non credono a quello che annunciano, non ne portano realmente il peso, ma si limitano a caricarlo sulle vite degli altri. Spesso confondiamo l’essere ammirati con l’essere amati, ma sono due dimensioni molto diverse. Gesù non è critico con chi è maestro, ma con chi si vuol fare chiamare così. Penso che tutti abbiano avuto persone dalle quali hanno imparato verità profonde, che hanno allargato gli orizzonti del pensiero o aiutato a discernere l’essenziale. Figure di uomini e donne che sono stati dei nuovi padri e madri, capaci di trasmettere insegnamenti preziosi grazie alla loro esperienza e saggezza. Nessuno cresce da solo, nessuno di fa da sé. Ma il punto allora non è che non debbano esistere guide o padri, ma che non si pretenda di esserlo per il piacere di sentirsi in una posizione di superiorità, di potere o gloria. A volte per soddisfare il desiderio di essere amati cerchiamo di essere ammirati… confondendo la luce della verità, dell’autenticità con quella della gloria dei titoli e dei ruoli. Se è l’essere ammirati che cerchiamo difficilmente accetteremo rapporti fraterni, diretti, ma forti. La stima reciproca cresce quando possiamo condividere con rispetto e fiducia qualcosa di profondo della nostra vita. Siamo tutti in cammino e possiamo donarci le piccole luci di verità che abbiamo sperimentato. Gesù non ha mai cercato l’ammirazione, ma amando nella verità e a servizio dell’uomo ha generato e ancora oggi genera da Risorto, rapporti di fede e d’amore.

Lunedì della II settimana di Quaresima
Lc 6,36-38
“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso”
Nel vangelo di oggi il Signore ci invita a essere misericordiosi come il Padre, a non giudicare né condannare, a perdonare….
Tutti verbi che dispongono a mantenere uno sguardo fiducioso sulle persone, a saper rimanere aperti alla relazione, ma come si fa? Addirittura ci chiede di esserlo come il Padre! Nei giorni scorsi abbiamo già toccato il tema del male procurato dai fratelli, della tentazione della vendetta, del rancore…. Ma oggi l’invito va oltre e ci spinge a disporre il cuore a perdonare con magnanimità d’animo. Non è sempre facile né immediato, occorre del tempo e spesso dei passi di dialogo, di confronto. Certamente quello che può agevolare è la memoria dei perdoni ricevuti, del bene e della gioia che ci hanno restituito, della rinascita dal dispiacere che si sentiva. Perdonare ed essere perdonati sono azioni che anticipano la resurrezione, restituiscono vita. Richiedono spesso tempi di preghiera nei quali lentamente emerge la possibilità di riconciliare il cuore, di ipotizzare il perdono sebbene non si possa sempre recuperare pienamente la relazione. Ma è anche una grazia da chiedere perché a volte va oltre la nostre possibilità pur desiderandolo.

II domenica di Quaresima
Mc 9,2-10
“Ascoltatelo”
Dopo i Quaranti giorni di deserto vi è un episodio luminoso che sostiene e conforta il Signore e motiva la fiducia dei discepoli presenti: la Trasfigurazione. Abbiamo tutti bisogno di segni che ci confermino nel nostro cammino, come quei segnali sui sentieri di montagna che ci aiutano a percorrerli. Può succedere che si attraversino dei tempi di prova, di deserto nei quali il dubbio di aver sbagliato strada, scelta o atteggiamento emerga con forza, le ragioni per proseguire sembrano meno convincenti e si prova un senso di smarrimento. Penso che occorra rimanere in attesa di un segno, una parola che ci aiuti a chiarire, a ritrovare convinzione. È importante intensificare e lasciarsi custodire dalla preghiera che è il nostro monte sul quale salire. A volte il Signore ci parla attraverso degli amici, dei fratelli, a volte vi sono circostanze che sono provvidenziali perché difficili da attribuire al caso. E quando si accende una luce di verità, un’intuizione di chiarezza occorre scendere dal monte e viverla. Nella fede come nella vita non bastano le idee, ma è la passione con cui si incarnano che conta, pagandone anche il prezzo. Ma non così nel nostro vivere? I beni preziosi si pagano, vivere autenticamente nella fede e nell’amare comporta costi: Gesù è sceso dal Tabor per risalire al Calvario, ma alla fine vi è stata la luce della Resurrezione.

Sabato della I settimana di Quaresima
Mt 5,43-48
“siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”
La pagina di vangelo che oggi la liturgia ci offre è forse quella che vorremmo rimanesse incollata a quella precedente per evitare di leggerla… Amare i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano…. Ma come si fa!? E poi è giusto?? Penso che siano tantissime le obiezioni ragionevoli che si possono sollevare di fronte a questi inviti di Gesù. Le emozioni e i sentimenti che si provano nei confronti di chi ci ha procurato dolori e sofferenze urlano ben altro che parole di bene. Eppure sono proprio i passaggi evangelici che maggiormente avvertiamo distanti a essere quelli che possono essere i più fecondi perché evidentemente urtano il nostro modo di pensare e di agire e possono dirci qualcosa che non immaginavamo. E come capita quando qualcuno condivide con noi qualche suo criterio di decisioni, la nostra attenzione va alla sua vita per capire che significa e quello che comporta. Così guardiamo a Gesù per comprendere queste parole … Il primo passo è accorgerci che siamo amati così, che anche quando non lo meritiamo Qualcuno non smette di credere in noi, il Padre continua a offrirci vita… Ma poi comprendiamo che amare non è soffocare emozioni coprendole con forzati sorrisi né ingoiare soprusi, ma non diventare quel male che ci è stato procurato, non cedere alle sue dinamiche. Gesù è rimasto fedele a sé e all’amore per l’uomo anche quando era deriso e insultato, persino in croce ha emesso parole di benedizione. Occorre saperci tutelare dal male dei fratelli, domandare giustizia, ma si può evitare di scivolare verso logiche di emulazione fino addirittura a pregare per loro… Occorre del tempo per riuscirci, ma sarà il passaggio che ci salva dal perderci nel buio del rancore.

Venerdì della I settimana di Quaresima
Mt 5,20-26
“Se la vostra giustizia”
Nelle fibre dell’animo di un discepolo si manifesta un’attenzione alla giustizia che va oltre quella legale, codificata. Il discorso di Gesù evidenzia che non è la legge il riferimento del cristiano, ma il desiderio del bene. Il comandamento “non uccidere” è già un grande argine alla violenza la cui tentazione in alcune passaggi della vita potrebbe emergere a seguito di dolori, di umiliazioni causate da qualcuno, come pure è un ostacolo alla prepotenza individuale e di popolo, se fosse osservato non potrebbero esserci le guerre… Ma tante volte è facile rispettarlo senza però viverne il senso. Non nascondiamoci che pur non eliminando fisicamente un nemico, un avversario, sappiamo agire con forme simili all’uccisione. Denigrando aspetti della sua persona, insultandolo, togliendogli la parola… Certamente la gestione della rabbia non è semplice, abbiamo diritto alla giustizia nelle relazioni. Quando avvertiamo di aver subito un torto i pensieri di rivalsa sono forti e ricorrenti e chiedono di essere ascoltati, ma si può cercare una via costruttiva per gestire questo impulso che non sia solo la vendetta. E non parliamo solo di episodi causati da estranei perché i piccoli o a volte grandi conflitti sono con chi abbiamo accanto, con chi viviamo o collaboriamo con i quali condividiamo progetti o affetti e quando il limite, la fragilità o anche la cattiveria causano ferite dolorose, da amici diventano nemici e si accendono dinamiche di conflitto. Custodiamo la ricerca del bene, cerchiamo il confronto, preghiamo per la situazione non permettiamo al dispiacere di abbruttirci.

Giovedì della I settimana di Quaresima
CATTEDRA DI SAN PIETRO
Mt 16,13-19
“Ma voi, chi dite che io sia?”
Cosa ci insegna oggi Pietro dalla sua cattedra? Nel vangelo è colui che si sbilancia e professa apertamente che Gesù è il Messia, il figlio di Dio. Con le sue parole dà una svolta al suo percorso di discepolato, mette un punto fermo da cui si può costruire un percorso nuovo. Dà voce a un suggerimento dello Spirito, a un’intuizione. E quando diamo voce, quando affermiamo quello che abbiamo maturato riflettendo, confrontandoci e ascoltandoci, incidiamo nella nostra storia e sarà un passaggio che ricorderemo. Uscire allo scoperto nelle Fede come nella vita è un’esperienza di libertà e autorizza nuovi scenari: Pietro è investito della chiamata a essere il riferimento della comunità, della chiesa. A volte confessare quello che crediamo o che siamo, può generare conflitti, persino essere rifiutato e questa possibilità genera timori nel parlare, chiediamo la forza allo Spirito per percorrere e compiere quello che è più giusto.
Anche oggi papa Francrsco, successore di Pietro, si espone e ci aiuta a riconoscere i passi che il Signore chiede alla sua chiesa. Ha proposto con coraggio percorsi innovativi alle comunità come il sinodo e la necessità di mettersi in ascolto del mondo.

Mercoledì della I settimana di Quaresima
Lc 11,29-32
“Questa generazione”
Gesù è dispiaciuto che i suoi uditori gli domandino dei segni per credere, richieste di esibizione, di prestazione per dimostrare che cosa? Che lui sia il Messia? E poi? Si accoglie la verità di un discorso, di un esempio in base alla “grandezza” di chi lo tiene? O alla “grandezza” del messaggio che trasmettono? Gesù ha sempre declinato l’attesa di segni prodigiosi fini a se stessi, i suoi miracoli sono espressione di carità, non dimostrazioni di potenza. Perché è la disponibilità degli interlocutori che rende fecondi l’annuncio e la presenza del Signore: “la tua fede ti ha salvato”. Sono il desiderio di migliorare, di crescere in umanità, di conversione dal male che occorrono per rendere efficace l’incontro con il Signore. La regina del Sud era interessata alla sapienza, il popolo di Ninive sensibile ai richiami. Se non vogliamo metterci in discussione renderemo sterile l’ascolto della Parola, la partecipazione ai sacramenti… Manteniamo duttile il nostro spirito, docile il cuore, vigilando su rigidità e orgoglio.